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Quando le palle di neve erano un problema

15 gennaio 2014

Due casi d’inizio Ottocento

Lugano sotto la neve, ca. 1880 (cromolitografia)

Più di duecento anni fa, nei rigidi inverni d’inizio Ottocento, il Municipio di Lugano fu chiamato a più riprese a intervenire contro il lancio di palle di neve da parte di malintenzionati. Il 22 gennaio 1805 fu addirittura il commissario di governo Pietro Frasca a sollecitare il sindaco e i municipali ad adottare provvedimenti onde contrastare il fenomeno: “gli replicati inconvenienti poi già seguiti a causa della quantità di palle di neve, che si gettano liberamente su le piazze, e contrade, e di frequenti riclami su tal proposito a me portati, m’obbligano pure ad invitarvi a trovare qualche efficace e pronto ripiego atto ad impedire tutte quei mali che da simile pessimo abuso ne possono emergere”.
 
Cinque anni dopo, il 23 gennaio 1810, un verbale del reggimento di polizia riporta una denuncia sporta contro un forestiero per il lancio di palle di neve: “jeri sera una banda di alcuni oziosi insultava li passaggieri con palle agghiacciate di neve, e che il forestiere Antonio Comi che n’era del numero ha tirato una palla di neve ad una figlia del citt[adino] G.B. Vailati stacchettiere (1), la quale figlia ne fu maltrattata a segno che dovette mettersi a letto colla febbre”.
 
Questi fatti, uniti verosimilmente ad altre malefatte, condussero il Piccolo Consiglio del Canton Ticino a chiedere, il 2 febbraio dello stesso anno, l’espulsione di Antonio Comi “di turbulenta condotta”.
 
(1) Dialett., bullettaio, chiodaiolo (LSI).